Ponti.

In realtà non volevo affatto scrivere un post su quanto accaduto a Genova. Nel senso che si è raggiunto un livello di squallore tale nella discussione pubblica, che preferivo starne fuori. La lotta nel fango non mi piace, come sapete preferisco il Judo, che ho ricominciato a praticare con assiduità (e da “senior” è ancora più divertente!). Però vedo che la cosa sta assumendo una forma grottesca anche sui cosiddetti “giornali” italiani, per cui se parlano certi elementi, posso farlo anche io. Punto primo: Autostrade non è proprietaria di quel ponte. Lo ha avuto in concessione. Questo significa che ha il dovere di tenerlo in esercizio, ma il dovere di sorvegliare che l’esercizio non sia dannoso per la proprietà è dello stato. Semplicemente perchè è il proprietario del bene ceduto in concessione. In qualche modo, cioè, la proprietà e il concessionario si saranno accordati su un certo numero di controlli e sulla loro qualità. Di conseguenza, se si arrivasse ad un confronto in tribunale, difficilmente Autostrade perderebbe: basterebbe loro far presente di aver eseguito i controlli concordati, e di non essere mai stati richiamati dalla proprietà a farne di più. Non c’è da stupirsi se Conte se ne esce dicendo “non possiamo aspettare i tempi della giustizia”. Non possono aspettare la giustizia tout-court, dal momento che le prenderebbero di santa ragione. Ogni accusa che lo stato promuovesse contro Autostrade di fatto sarebbe un’accusa contro lo stato. Essendo lo stato a carico della due diligence di controllare il concessionario, Toninelli che accusa Autostrade sembra una di quelle mamme che accusano i figli di essere maleducati. Eh, si: e chi doveva educarli? La Autostrade avranno anche fatto questo e quello (forse), ma il punto è che qualsiasi cosa dicano, era il Ministero a dover vigilare. E per la legge non esiste l’attenuante “sono ministro da poco”: se sei ministro, sei ministro. Punto. Quello che faranno sarà di ritrattare il numero e la qualità dei controlli, imponendo dei controlli sempre più numerosi e approfonditi sulle infrastrutture. La speranza è che qualcuno si mostri inadempiente, in modo da avere la scusa per togliere la concessione. Il guaio è che le autostrade sono così remunerative che anche mettendo delle guardie a scrutare il ponte giorno e notte, si paga comunque, e poi nel caso i costi crescano, possono sempre aumentare i pedaggi. Per non parlare del fatto che i gestori, forti dei controlli approfonditi, potrebbero decidere di chiudere delle tratte al traffico di tir, andando a toccare una lobby molto vicina ad M5S/Lega. Per cui inizieranno a stressare sui controlli, poi non faranno nulla, ma diranno di “avere iniziato la procedura”. Il secondo punto è che non esiste e non può esistere, per ovvi motivi , un documento scritto nel quale Autostrade dichiara che il ponte può durare anche cento anni. Sia perchè non è possibile fare previsioni a 100 anni, sia perchè nessuno è così fesso da dire una cosa simile ad una infrastruttura in cemento armato. Il punto è questo: siccome per le costruzioni vere (non le baracche in legno, insomma) in Italia si sono sempre usati materiali durevoli come la pietra o il mattone di terracotta (che se ben ricoperto è molto durevole), per lungo tempo si è pensato che anche il calcestruzzo fosse immortale. E in effetti le prime infrastrutture in calcestruzzo un pò durevoli lo erano anche, dal momento che venivano intonacate molto e ricoperte di pietra per dargli una dignità. Questo le riparava di più dalle intemperie e dalla pioggia, rallentando il processo di invecchiamento. Il processo di invecchiamento consiste in un rigonfiamento progressivo delle parti in acciaio, che aumentano di volume ossidandosi (e cambiando stato) sino a frantumare il calcestruzzo che ci sta attorno. Ci sono molte cause di questo, dalle cause chimiche alle correnti residue allo stress meccanico. Quando poi è arrivato Le Corbusier e ha deciso che il calcestruzzo potesse rimanere esposto e visibile, le cose sono peggiorate ancora, perchè si è esposto qualcosa di fragile alla cosa che lo danneggia di più. Il calcestruzzo è un materiale fragile. Mentre un manufatto in pietra può resistere millenni e uno in acciaio può resistere secoli (anche se una struttura grossa come la Tour Eiffel richiede periodiche sostituzioni delle sue parti), un ponte costruito col miglior calcestruzzo esistente , stagionato e trattato con reagenti che calmano la corrosione arriva al massimo a 200 anni. E stiamo parlando di usare IL MIGLIOR calcestruzzo conosciuto riempito col MIGLIOR acciaio del caso e la MIGLIORE lavorazione del caso. Cioè di una cosa COSTOSISSIMA. Questa consapevolezza però è recente. Le prime norme del genere risalgono alla fine degli anni ‘80/primi anni ‘90. Da quel momento si è lavorato CERCANDO di non fare cose da bestie , come si faceva prima. Cioè si è cominciato a discutere di durevolezza, di composizione del calcestruzzo per ottenere una tale durevolezza minima, e si sono create delle norme ISO a riguardo.* Insomma, alla fine dei conti ad un certo punto tutti hanno realizzato che la durata realistica del cemento armato di questo mondo è di 50 anni circa. Dopo 50 anni molte delle qualità sono perse, e i manufatti andrebbero rifatti. Ma questa consapevolezza, che è molto radicata negli addetti ai lavori, non è ancora “filtrata” presso la popolazione. E la caciara che si fa attorno ai ponti serve proprio a buttare la cosa in caciara e a non spiegare mai per quale motivo questi ponti crollino dopo poco tempo. Ovvero: è il destino di quasi tutti i manufatti in cemento armato. Ma questo non si dice per diverse ragioni. l’italiano viene da una tradizione, o forse da una storia, di case costruite con materiali molto durevoli. Che sia la pietra di fiume o il laterizio in terracotta , o la pietra di travertino, la storia italiana è di palazzi piuttosto longevi. Quindi l’italiano è abituato all’idea di edificio molto longevo, e di palazzo immortale. E con quest’idea compra casa. Se domani arriviamo e gli diciamo che la sua bellissima casa in una palazzina di Mirafiori costruita negli anni ‘60 è un ammasso di macerie che stanno in piedi solo perchè non tira abbastanza vento, beh, qualcuno perde soldi. Diciamo quindi che durante tutte le tragedie che succedono per via di calcestruzzo vetusto (e ne succederanno sempre di più) si dovrà tacere su tutte le opere che ormai hanno raggiunto l’età. Se la popolazione diventasse cosciente del ciclo di vita reale del calcestruzzo usato effettivamente (e specialmente prima della fine degli anni ‘80), il valore di MOLTE case crollerebbe. E non solo case.

Un ponte in calcestruzzo abbestia, costruito nel 1957. L’arcata centrale in cemento armato, lunga 144 metri e alta 30. Per vincere facile, alla base ci fanno passare una bella ferrovia
Ma allora diciamolo: se il cancestruzzo fa così schifo, e fa schifo in generale, perchè si continua ad usarlo? Perchè non ci sono alternative? Perchè non c’è casa che non si faccia in calcestruzzo , anzichè in tradizionale mattone o in legno, o acciaio? In realtà l’italia ha una lunga storia di opere durevoli, come è noto. Se Venezia fosse di calcestruzzo armato sarebbe scomparsa 1000 anni fa, del resto. E non avreste il Colosseo ancora al suo posto. Del resto, se si comprano pilastri in calcestruzzo stagionato e prefabbricato, non è impossibile fare costruzioni di qualità, per quanto la durata non sia garantita ugualmente. Ma allora perchè, tralasciando l’emergenza abitativa del dopoguerra, il calcestruzzo armato è diventato il must dei costruttori, nonostante l’Italia avesse una lunghissima tradizione di edifici in materiali durevoli? Certo, era di moda Le Corbusier. Ma non è per questo che si è diffuso il calcestruzzo. C’è un motivo per il quale ormai ti fanno in calcestruzzo armato anche la cuccia del cane:

Con il cemento armato è facile rubare

Questo è il motivo della sua diffusione. Sarebbe stato possibile fare dei ponti più bassi, più piccoli e in materiali durevoli? Certo. Sarebbe stato possibile continuare con pietra , laterizi e legno, o andare sull’acciaio? Ovvio. Ma col calcestruzzo rubi. Rubi perchè puoi giocare su:

  • Qualità e quantità del ferro.
  • Qualità e quantità del cemento.
  • Qualità e quantità delle sabbie e degli additivi.

Il calcestruzzo è il materiale dei ladri. Di quelli che vi dicono che fanno le cose a regola d’arte e poi si intascano i soldi. Se mettono meno ferro, o ferro di qualità scadente nel calcestruzzo, come lo stabilite? Dovete scavare il calcestruzzo, distruggendo l’edificio, e a quel punto estrarre il ferro per esaminarlo. Se la quantità di cemento non è quella giusta, come se ne accorge il proprietario della villetta? Boh. Se ci hanno messo troppo poco cemento? Boh. Se era un cemento sbagliato e più economico? Boh. Sino a quando non crolla, il proprietario non lo saprà mai. Tantomeno colui che ha comprato una casa dal vecchio proprietario.

Il calcestruzzo si è diffuso rapidamente e capillarmente in un paese abituato ad alti standard costruttivi e a materiali durevoli, per la semplice ragione che è facile per le imprese rubare soldi al committente

Non è altrettanto facile rubare così con l’acciaio. E nemmeno con i laterizi, che comunque una volta comprati sono quelli. Anche il legno è facile da stimare ed ispezionare. Il calcestruzzo invece offre una vasta gamma di furti al costruttore. Ed è per questo che prima dicevo “è un materiale di merda”. Sebbene sia possibile costruirci cose decenti (dico decenti ma non di più), il fatto che sia stato adottato per la facilità di rubare al committente ne fa in assoluto il materiale di merda. E non per nulla è il materiale preferito del mondo degli appalti pubblici.

Asfalto e calcestruzzo sono i materiali preferiti dei costruttori ladri. Specialmente nel mondo degli appalti pubblici.

Un’altra caratteristica del calcestruzzo è che i segni del furto si vedono dopo molti anni (con l’asfalto basta poco), per cui l’azienda ha modo di essere fallita molto prima che i suoi manufatti comincino a mostrare i loro difetti. Prima che il muro di contenimento della vostra casa seminterrata col giardino in pendenza cominci a spiegarvi che le case andrebbero fatte SOPRA il terreno e non DENTRO, l’azienda che ve lo ha costruito sarà già chiusa da mò. Prima che vi accorgiate quanto poco impermeabile sia un calcestruzzo armato fatto con una cresta del 10% sui materiali, l’impresa è già chiusa e il titolare in pensione. Potete dare per scontato che sul cemento del ponte di Genova si sia rubato, perchè nel pubblico sul calcestruzzo si rubava e si ruba sempre. Se così non fosse avreste ponti magari più bassi, meno spettacolari, e fatti con tecniche tradizionali e durevoli.

Ma sulla pietra puoi rubare MENO che sul cemento. Tutto qui. https://www.youtube.com/watch?v=vmRfiY0PYIo

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